Incipit laborintus
A chi non fosse chiara la ragione del titolo, qualche considerazione. Ho lavorato, negli ultimi mesi, su Edoardo Sanguineti, uno dei poeti su cui se Dio vuole si reggerà la mia tesi di laurea. "Laborintus" è il titolo della sua prima raccolta, che mutua appunto da Everardo il Tedesco, il quale fa una supposizione etimologica molto azzardata, come molte etimologie medievali. Everardo scompone infatti la parola in due: Labor (fatica) e Intus (avv. di luogo che indica "il profondo"). Quindi appunto il Labirinto di Everardo già nel termine rivela la fatica che è propria del cammino nel labirinto. L'etimologia è più affascinante che precisa, ma un po' per Sanguineti, un po' perché piace anche a me l'ho esibita a sottotitolo. Detto questo, a ognuno il suo Labirinto. Internet è un labirinto, ne possiede molte delle caratteristiche. Il fascino, il pericolo, il vicolo cieco, la difficoltà di trovarne una mappa. Non ricordo quando e' stata la prima volta che sono stato affascinato dall'immagine del labirinto. Probabilmente fu con Pollon, come per molti altri miti è stato il primo testo! Poi Borges, poi Rilke...ora mi viene in mente una scena per cui la mia cara amica Ilaria mi prende ancora in giro: in un campeggio, di notte su gli scogli parlavo al telefono con una ragazza da poco conosciuta, avevo 19 anni e per spiegarle una mia difficoltà a fare progetti sul nostro neo-nato amore, mi giustificai dicendo: "sai, sono un tipo labirintico...". I miei amici appostati mi presero giustamente per il culo per mesi! In realtà però io ero dentro un mio labirinto, ovvero solo, strozzato e impossibilitato a dare spiegazioni. Esiste quindi un labirinto verbale. Due ultime considerazioni per ora: una è che dal Labirinto non si esce da soli, come insegna il mito. L'altra è che anche oggi alcune persone si radunano in associazioni e usano labirinti di cotto, sabbia (vedi foto nel post su Asterione) come tecnica di concentrazione o rilassamento. In passato si iscrivevano labirinti nelle chiese come percorso di preghiera (uno è a Lucca). Il pensiero è quindi che ci sono buoni motivi per fare due passi nel proprio labirinto o in quello altrui.
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